Kawasaki GPz 600R

Di tutto il mio parco moto, questa è la moto meno “d’epoca” di tutte. Quando si definisce in questa maniera una moto, normalmente ci si aspetta qualcosa di molto vintage: ruote a raggi, cromature, motore in bella vista.

Nel caso della nostra GPz600 invece osserviamo una moto molto carenata, cerchi in lega, linea quasi attuale. Messa vicino al nostro Stornello o ad una Vespa del nostro garage stona come un murales nella Cappella Sistina.

 

Ma che ci fa questa moto nel nostro garage?

La GPz 600, ma ancora meglio la sua sorella maggiore GPz 900, segnano un punto di svolta del motociclismo moderno. Così come la serie Four dell’Honda hanno imposto uno standard per quello che concerne l’architettura del propulsore in termini di 4 cilindri in linea, la serie GPz ha dimostrato al mondo motociclistico che la moto sportiva monta un 4 cilindri in linea raffreddato a liquido (e non 4 a “V” – sorry Honda!), è dotata di una carenatura almeno parziale (sennò è inutile realizzare un mezzo che possa raggiungere certe velocità) ed infine presenta soluzioni ciclistiche e di impostazione di guida che seppure oggi parzialmente riviste, hanno rappresentato punti fermi per i 15 anni a seguire.

 

La Gpz 900 lo vedo la prima volta sui Colli Portuensi nel 1984. Lo aveva appena ritirato Roberto, uno un po’ più grande rispetto all’età media del mio giro, che se la poteva permettere perché costava. Stava parcheggiata sul marciapiede e mentre mi avvicino per osservarla sento un rumore mai sentito prima, oltretutto da una moto spenta: l’elettroventola! Mai visto prima un tale livello di sofisticazione su una moto! Se il GPz avesse decollato come la Delorean di Ritorno al Futuro non mi sarei sorpreso di più .
Oggi ci sembra tranquilla, in quanto verrebbe messa in difficoltà dallo scatto di uno scooterone con variatore automatico, ma conserva intatto il fascino della moto indistruttibile dotata di qualità costruttiva e di materiali eccellente.

 

Nella seconda metà degli anni ’80 la GPz 600R ebbe un successo enorme, molti dei miei conoscenti smanettoni ebbero una di queste moto. Purtroppo le GPz subirono precocemente il destino delle moto di nuova generazione: subito aggiornate e poi superate da un nuovo modello. Oggi in effetti non ne rimangono tante in circolazione, specialmente considerando la diffusione che ebbero 25 anni fa.

 

Qualche tempo fa vengo a sapere che un tizio vuole liberarsi di una GPz 600 del 1987, in provincia di Siena. Mi aspetto che sia un rottame con pesanti lavori da eseguire ed un oggettivo criterio di antieconomicità che ne sconsiglia il recupero. Insomma, la moto non ha un grande valore, se i lavori intervengono su motore e carrozzeria è facile che si superi il valore stesso del mezzo. Vado a vederla e mi trovo davanti un mezzo praticamente immacolato.

 

Non ho bisogno di decidere: una settimana dopo ho fatto il passaggio di proprietà e me la sto guidando verso Roma (e non mi capita spesso di guidare le moto che ho comprato…).

 

Da allora ho eseguito solo qualche lavoro (ho sostituito i pick up e le marmitte) e la normale manutenzione. La moto è velocissima ed affidabile, un gioiellino di 23 anni. L’unico neo è rappresentato dalla posizione di guida, oggi un po’ troppo “rattrappita” per pedane alte e manubrio basso. Strano, quando l’avevo provata negli anni ’80 non mi aveva fatto questa impressione…

 

Probabilmente ci siamo abituati ad una postura meno impegnativa… o forse i 23 anni sono passati anche per noi?

 

VALORE : 2.500 euro.