Norton Dominator

Parlare di una marca specifica nel panorama delle moto inglesi negli anni ’50 e ’60 richiede a noi italiani uno sforzo culturale. Questo tipo di moto visto oggi sembrerebbe presentare vistose analogie con gli altri modelli coevi,  ed uno studio superficiale rischierebbe di condurre a pericolose generalizzazioni.

In particolare, per presentare la Norton nella serie Dominator, modello che farà letteralmente la storia di questo glorioso marchio, è necessario introdurre uno scenario socio-culturale del momento.

 

Va detto subito che la produzione inglese di motociclette nel dopoguerra interpreta la normale necessità di riconversione post-bellica (comune a tutti i paesi europei) in maniera ovviamente molto nazionale.

Mentre in Italia si ripartiva dal mezzo “utilitario”, necessario alla motorizzazione urbana ma anche rurale (e che vedrà protagonista il fenomeno scooter), ed in Germania si tentava invece di recuperare il patrimonio prebellico facendo i conti con l’embargo industriale degli Alleati, le aziende inglesi non hanno dubbi o interpretazioni difformi: le moto rimangono un prodotto più elitario che non a carattere utilitaristico e la base è quella della tradizione anteguerra.

 

 

 

Le aziende che devono riprendere la produzione industriale hanno quindi tutte come punto di partenza la produzione prebellica, e quindi adottano in blocco la cilindrata di 500cc. Nella quasi totalità dei casi si tratta di monocilindrici a cilindro verticale, normalmente a valvole laterali, decisamente robusti (hanno superato la verifica delle commesse militari), ma obsoleti. Per accennare al percorso evolutivo che verrà affrontato dovremo introdurre la prima delle definizioni che renderanno la Norton unica nel suo genere.

 

Roadholder. In una società vincolata alla tradizione in maniera quasi maniacale, la Norton si permette, alla ripresa della produzione, di aggiornare lo schema di sospensione anteriore utilizzata prima del conflitto, passando così dallo schema del parallelogramma a tubi alla moderna forcella telescopica. La definizione di Roadholder (“che tiene la strada”) indica da subito che siamo al cospetto della migliore soluzione del tempo per la sospensione anteriore, tanto che questa resterà in servizio fino alla fine degli anni ’60. Al contrario al retrotreno troviamo ancora la “ruota guidata”, vincolata all’impiego del vecchio telaio di tipo rigido, evocativamente chiamato “Garden Gate”.

La Triumph imiterà immediatamente la stessa soluzione della forcella telescopica, ma riproporrà il suo miglior propulsore anteguerra, lo Speed Twin 500 progettato da Ed Turner, che come indica il nome è un bicilindrico. Questa soluzione si afferma sul mercato britannico come lo standard tecnico da imitare, cosa che puntualmente si affretteranno a fare le varie BSA, AJS, Matchless, Royal Enfield e la nostra Norton.

La prima moto della serie Norton Dominator è la Model 7 presentata nel 1948. Per merito del progettista Bert Hopwood il suo propulsore è costituito da un bicilindrico di 500cc verticale fronte marcia, dotato di un solo albero a camme posto nel basamento davanti al blocco cilindri. Il cambio è separato dal blocco motore, e l’alimentazione è affidata ad un singolo carburatore Amal. In questa versione erogherà 29 CV a 6.000, garantendo una velocità massima di circa 135 km/h.
L’architettura di questo propulsore rimarrà inalterata per tutta la serie Dominator e di fatto analoga alla successiva Commando, seppure a fronte di aumenti progressivi della cilindrata.
Del comparto sospensioni abbiamo già parlato, ma ancora una notazione va aggiunta all’aspetto estetico. La moto che la Norton presenta al mercato è semplice ed elegante malgrado sia un prodotto degli anni ’40. I parafanghi fin troppo avvolgenti non mortificano una linea snella e compatta, sobria perché siamo nel dopoguerra, ma elegante perché siamo inglesi e facciamo le migliori moto del mondo.
Il carter motore destro si presenta con una forma trilobata, come una massiccia “T”, che diventerà uno dei canoni estetici e delle citazioni motociclistiche più diffuse al mondo (verrà anche imitato o citato in modelli più recenti di altre marche).
Questa prima versione viene indirizzata al mercato americano. Con una strategia comune a quasi tutti i costruttori inglesi del tempo, la produzione viene pianificata in funzione dell’assorbimento del mercato d’oltreoceano, che per ricettività e dimensioni rappresenterà per vent’anni il più grande bacino d’utenza dei marchi inglesi.

La Norton Dominator, con i successivi affinamenti, resterà in produzione fino alla soglia degli anni ‘70, vediamo quindi quali sono le evoluzioni di questo modello, e per fare questo dobbiamo introdurre la seconda delle definizioni chiave del mondo Norton.

Featherbed. Nel 1950 la Norton sperimenta nelle competizioni un nuovo telaio a forcellone oscillante, ottenendo ottimi risultati di gara. Il nuovo telaio è un doppia culla chiusa dotato di una rigidità eccezionale e paradossalmente capace di insospettate comodità nella guida anche sportiva. Poiché viene abbinato alla forcella Roadholder si ottiene semplicemente la migliore ciclistica disponibile al mondo in quel momento. Con questi lusinghieri risultati la Norton decide di adottare dal 1952 questa soluzione sulla produzione di serie.

La nuova motocicletta viene quindi chiamata Model 88 (come da una certa consuetudine britannica il numero si riferisce alla velocità massima raggiungibile in miglia, ovvero 140 km/h). L’incredibile miglioramento ciclistico, una nuova veste estetica più moderna (si perdono le ginocchiere sul serbatoio, che acquisisce anche una forma convessa molto più moderna, i parafanghi diventano più leggeri) ed il leggero ritocco prestazionale ne fanno un immediato successo commerciale nel mercato domestico come in quello estero. Ulteriori aggiornamenti nel corso del decennio saranno l’introduzione della testata in lega leggera, maggiorazioni del freno anteriore, un nuovo carburatore Amal. Nel 1955 la versione diventa ufficialmente Model 88 De Luxe, ed è presentata in abbinamento al classico 500cc la versione con cilindrata di 600cc.

 

 

Il nuovo modello si chiamerà Model 99 (ovvero capace di quasi 160 km/h).

Dopo qualche tentativo sfortunato di moto carenata, non gradito dal pubblico, la Norton nel 1960 aggiorna il proprio telaio ad una versione più compatta (slimline), aumenta la cilindrata a 650cc ed adotta definitivamente e non più come optional l’alimentazione a doppio carburatore.

In questo momento, in cui a listino sono presenti 3 motorizzazioni differenti con cilindrate di 500, 600 e 650cc, la Norton affronta nuovamente il mercato americano, che richiede da sempre cubature elevate, proponendo una versione del suo bicilindrico cresciuta a 750cc e proposta anche in versione scrambler. Si chiamerà Atlas 750, capace di erogare 52 cavalli e di raggiungere le migliori performances velocistiche dei suoi tempi.

Siamo nel 1962 ed il destino della Norton, nel suo miglior momento produttivo, sta per cambiare per sempre. La Norton, già parte del gruppo industriale AMC, viene trasferita dalla storica sede di Birmingham in stabilimenti più moderni ed efficienti nei dintorni di Londra, creando un vero e proprio shock nelle linee produttive e negli operai. Questa scelta industriale depaupera il marchio, che si vedrà costretto ad operare scelte di produzione incrociata con gli altri due marchi del gruppo AMC, ovvero AJS e Matchless, con il risultato che i nuovi prodotti perderanno l’appeal romantico ed unico con cui il marchio aveva saputo conquistare la sua clientela. Il declino della casa è iniziato, la situazione economica del gruppo peggiora ogni anno e malgrado la Commando 750 presentata nel 1967 (ed è una gran bella moto), la fine della Norton si avvicina, preannunciata tristemente dall’uscita di produzione della Dominator nel 1970 dopo quasi 130.000 esemplari prodotti in oltre 20 anni di storia.

Assistiamo in questi mesi al tentativo di rilancio del marchio con nuovi modelli di concezione moderna e linee astutamente retrò.
Ci auguriamo davvero che chi ha deciso di rilanciare questo marchio glorioso sia guidato almeno in parte da una sincera ammirazione per la sua storia, e non da scelte di marketing: la Norton ha rappresentato un simbolo per le intuizioni e l’abnegazione delle persone che vi hanno lavorato. Speriamo che questa filosofia sia condivisa anche dalla nuova politica aziendale.