Vespa 50 Special

Al 41° Salone del Ciclo e Motociclo di Milano del 1969 c’è grande fermento nel settore dei 50cc. La possibilità di utilizzo, entrata in vigore già nel 1959, di veicoli di 50cc senza targa né patente fin dall’età di 14 anni ha di fatto creato una nuova nicchia di mercato motoristico.

Questa realtà, inizialmente considerata come settore di mercato assolutamente marginale dalle grandi case motociclistiche, si rivelerà negli anni ’60 una vera e propria ancora di salvataggio per il mercato delle due ruote, ormai in profonda crisi di vendite a causa del fenomeno di diffusione dell’auto utilitaria, caratteristico degli anni ’60.

Al momento della presentazione della Social, già da un paio di anni il Ciao della Piaggio la fa da padrone nei ciclomotori a stretta connotazione utilitaria. La concorrenza si è già mossa: vista la crescita della richiesta, si propongono modelli in versione sport e fuoristrada..

La Piaggio si attiva, e a seguito del modello R della sua Vespa 50, già presentato l’anno precedente e che sta riscuotendo un lusinghiero successo, presenta la versione “Special”. La meccanica non subisce variazioni significative rispetto ai modelli conosciuti (la N e la L nella configurazione di scocca allungata come la Primavera 125), ma l’estetica è decisamente più personale ed accattivante. Il manubrio squadrato è dominato dal nuovo faro di forma rettangolare, così come il fanalino posteriore sormontato da un tegolino grigio.

Un copristerzo di plastica in contrasto con il colore della carrozzeria rende più importante lo scudo, ma soprattutto la sella monoposto è veramente trendy: si tratta del mitico “gobbino” che evoca moto di cilindrata molto superiore nella loro preparazione più sportiva in uso negli anni ’70. Ed infine, ciliegina sulla torta di ogni smanettone, il cambio è a 4 rapporti.

Nel 1970 la Special viene proposta a listino al prezzo di 132.000 lire, mentre la più economica R con sole 3 marce continua ad essere proposta a lire 119.500.

Nel solo 1970, primo anno di commercializzazione, vengono prodotte più di 32.000 “Special”. Ogni anno verranno introdotti nuovi e più brillanti colori. La campagna Vespa di quegli anni è semplicemente geniale: impossibile non ricordare gli slogan “Chi Vespa mangia le mele, chi non Vespa no”, ed anche “Le sardomobili ci rubano il tempo, fa prima chi Vespa”. Si tratta di un marketing che fa ancora scuola. Risultato : in Italia il successo della Special è travolgente.

Dal 1972 la Special, presentata con cerchi da 9” e pneumatici da 2,75”, adotta il cerchi da 10” con pneumatici da 3” e tamburi autoventilanti in alluminio come le vespe di maggiore cilindrata. Il nasello dello scudo sarà in colore grigio chiaro per tutti i colori di carrozzeria.

Un discorso a parte meritano le innumerevoli possibilità di personalizzazione, specialmente del gruppo termico, a cui non possiamo negare una parte nel successo commerciale di questo mezzo. La semplicità del propulsore di base permetteva agevolmente (oserei dire “in casa”) di adottare cilindrate maggiorate, naturalmente in frode della normativa del Codice della Strada. Tali modifiche, proposte a volte con soluzioni ai limiti dell’accessibilità meccanica e del buon senso, hanno costituito un determinante fattore di scelta nell’acquisto di questo veicolo rispetto alle proposte della concorrenza.

La Piaggio ha dimostrato come con pochi e sapienti tocchi sia stato possibile presentare un veicolo assolutamente economico che si è saputo ritagliare uno spazio nella memoria motociclistica italiana al pari di moto di tecnologia e cubatura decisamente superiore. Un miracolo di un piccolo, grande, intramontabile veicolo.