Vespa Primavera 125

La Vespa 125 Primavera è uno dei modelli più rappresentativi della produzione Piaggio; eppure si tratta di un successo inatteso in casa Piaggio. In realtà capita spesso di riscontrare che i più significativi fenomeni di costume non abbiano un catalizzatore evidente e per questo vengano sottovalutati dei loro stessi autori.


Prendete la Piaggio, ad esempio: nel 1963 ha lanciato il suo primo veicolo per quattordicenni, la Vespa 50. Si tratta di un modello assolutamente inedito, anche a livello progettuale. Il Nuovo Codice della Strada entrato in vigore nel 1959 introduceva per la prima volta la possibilità di guidare a partire da 14 anni un mezzo di 50cc senza targa né patente: la Piaggio quindi progetta una versione ridotta della propria Vespa, fino ad allora proposta solo nelle cilindrate di 125cc e 150cc.

 

Per fare questo si rende necessario limitare il peso della scocca, che quindi diventa più corta ed esile: “small frame” come la chiameranno gli anglosassoni, in contrapposizione alla classica “large frame”.

Nella Vespina i cofani laterali non sono più asportabili, ma quello di destra presenta un piccolo sportellino di ispezione del motore (dopo la prima serie, definita appunto “sportellino piccolo”, la 50 presenterà un’apertura appena più ampia, ma la sua accessibilità rimane comunque un po’ sacrificata). Per alloggiare il propulsore in questo spazio ristretto si adottano alcune modifiche sostanziali, la più evidente delle quali è l’inclinazione del cilindro a 45 gradi, rispetto alla posizione orizzontale canonica. Il carburatore si trova ora all’interno del telaio invece che sul cilindro. Cambia anche la collocazione della frizione che passa sull’albero del cambio.

 

Dopo aver presentato con questo telaio le versioni 50 e 90, ottenendo un buon successo, oltre alla cattivissima 90ss, la Piaggio nel 1965 utilizza lo stesso telaio per aggiornare il modello targato nella versione entry level, chiamato semplicemente Nuova 125. Questa versione però, indirizzata ad un pubblico di utenti avvezzi alla Vespa classica, non riscuoterà i migliori consensi: il motore 125 a cilindro inclinato è troppo modesto nelle prestazioni (4,8 CV), e presenta lo svantaggio di un’abitabilità troppo esigua, pur essendo un mezzo abilitato al trasporto di un passeggero.

 

 

L’ufficio Sviluppo della Piaggio pianifica degli aggiornamenti, ma il management dell’azienda non è molto convinto di questa versione del suo prodotto, e la “small frame” di 125cc nella sua nuova versione giunge così alla presentazione al salone di Milano del 1967 quasi in sordina.
La Vespa Primavera, come si chiamerà il modello rivisto e corretto, ha diverse migliorie che ne cambiano sostanzialmente l’appeal: la potenza cresce fino a 5,2 CV, consentendo al mezzo di sfiorare i 90 km/h. Interasse e lunghezza vengono complessivamente aumentati di 3 cm migliorando l’abitabilità, mentre per quanto riguarda l’allestimento viene aggiunto un comodo gancio portaborse alla sella e uno sportellino portaoggetti con serratura sul cofano di sinistra. Le modifiche rendono il mezzo più comodo, mantenendo intatta la sua grande facilità di guida, agilità e simpatia.

 

Grazie a queste caratteristiche il mezzo conquista una nuova nicchia inattesa del mercato delle due ruote: quello del pubblico femminile. Tanto per contestualizzare il momento socio-culturale considerate che il primo anno di produzione della Vespa Primavera sarà il 1968: potete ben capire come questo piccolo grande scooter diventi il primo mezzo di mobilità femminile in Italia, assurgendo di colpo a simbolo giovanile tra i più ambiti, insieme alla maglietta del Che e all’eskimo..

Abbiamo accennato al fatto che all’atto della presentazione ufficiale al Salone di Milano quasi la Piaggio non pubblicizzi il proprio veicolo; ma tempestivamente, dopo i primi positivi riscontri della clientela, l’attenzione dell’azienda cambierà radicalmente, e verranno lanciate campagne pubblicitarie con slogan indimenticabili. “Chi Vespa mangia le mele, chi non Vespa no” e ancora “Le Sardomobili ti rubano la vita, fa prima chi Vespa”, concorreranno ad alimentare un’immagine di libertà, ribellione ed anche, velatamente, di trasgressione.

La Vespa Primavera resterà in produzione fino al 1982, e per molti altri anni ancora verrà prodotta esclusivamente per il mercato giapponese.
Si tratta di fatto dell’ultima Vespa con forme tonde: verrà sostituita dalla serie “Nuova Linea” della PX, che con i dovuti aggiornamenti, resterà in servizio quasi 30 anni, ma avrà forme squadrate e sarà sempre abbinata idealmente alla figura dello “Yuppie”, laddove la Primavera sarà indissolubilmente collegata al movimento ”Hippy” (“Pace chi Vespa”).