Yamaha XT600 Ténéré

Dovete sapere che le moto sono da sempre nella mia memoria.
Ricordo esattamente le vespe 50 special truccate del paesino dove andavo d’estate, la bicicletta con il motore a rullo di nonno, o la Lambretta Macchia Nera su cui mi ha portato per la prima volta mio zio, in piedi sulla pedana (che bella… dove sarà finita?).

Ne ho viste parecchie di moto negli anni ’70, quelle che mio padre criticava perché avevano troppi cilindri e marmitte (lui aveva guidato un monocilindrico 175cc), o le prime 125 un po’ più moderne che sembravano di un altro pianeta (Fantic Strada, Honda CBX125, Laverda 125…). Ricordo però che non avevo mai preso neanche in considerazione l’ipotesi che una di quelle moto fosse mia… e soprattutto non avevo mai provato ad immaginare cosa si potesse fare, davvero, con una moto… Fino a quel giorno (c’era il sole… poteva essere primavera 1984), il giorno che camminando per strada (rigorosamente a piedi) incrociai una moto che procedeva in direzione contraria. Straordinariamente alta, con un serbatoio enorme. La moto procedeva su una strada con un dosso, e superando il dosso, in accelerazione moderata, quasi in surplace, staccava con noncuranza la ruota anteriore da terra. Non si trattava di una “pinna” (l’avrei giudicata esibizionistica), ma di una vera e propria dimostrazione di potenza, agilità, scioltezza.

 

Si trattava della prima Yamaha Ténéré che avessi mai visto. Di colpo, senza che l’idea mi avesse neanche sfiorato la mente prima di quel momento, la mia fantasia di sedicenne mi catapultò su qualche deserto infuocato, a dominare questo mostro scatenato (e rampante…), cercando una pista durante una tappa della Parigi Dakar.

Sarà sempre così per me, la moto rappresenterà la Sfida.
Anzi, di più, rappresenterà il modo per avere sempre a disposizione una Sfida da affrontare.

Quando anni dopo mi sono imbattuto in un ragazzo di Pisa che mi ha presentato un Ténéré prima serie (le altre non hanno lo stesso fascino), in condizioni di grande originalità (anche se niente affatto di grande conservazione…) accreditato di aver partecipato ad una edizione della Parigi Dakar, me la sono portata via. Con un furgone, perché di partire a pedivella non ne voleva proprio sapere.

VALORE : 3.000 euro.